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INPS tra emergenza e rilancio. Diciannovesimo Rapporto Annuale

L'emergenza COVID-19 ha profondamente influito sul tessuto socio-economico del Paese, non solo causando una delle più gravi recessioni dal dopoguerra ad oggi, ma anche impattando sulla vita delle famiglie e dei lavoratori. L'INPS ha avuto un ruolo di primo piano nell'erogazione degli interventi anticrisi previsti dalla normativa nazionale finalizzati alla protezione dei rapporti di lavoro dipendente, alla tutela dei lavoratori autonomi e al sostegno delle categorie più deboli (disoccupati e famiglie in condizioni di povertà). Tra i principali interventi, quelli rientranti nell'erogazione degli ammortizzatori sociali, con particolare riguardo alla cassa integrazione: fino a settembre 2020 le ore autorizzate con causale specifica COVID-19 sono state infatti circa 3 miliardi, di cui oltre 1,4 miliardi per CIGO, circa 900 milioni per assegni ordinari dei fondi di solidarietà e circa 600 milioni per la CIGD. Consistente aumento anche per le indennità di disoccupazione (NASpI), con un incremento a settembre del 19% rispetto allo stesso periodo dell'anno precedente. A sostegno dei lavoratori autonomi, sono stati effettuati pagamenti per complessivi 5,2 miliardi di euro diretti a 4,1 milioni di beneficiari. Circa il Reddito di emergenza (Rem) sempre a settembre sono pervenute quasi 600 mila istanze, di cui più di 285 mila accolte; a questi interventi si aggiungono i congedi parentali, i bonus baby-sitter e la sanatoria per i lavoratori irregolari. Si tratta di misure che hanno svolto un’importante azione compensativa, riducendo la perdita di reddito netta del 55% ed evitando il rischio di povertà per 302 mila persone. Il Rapporto dedica, tra l'altro, un approfondimento anche al tema delle pensioni, prospettando possibili scenari futuri che consentano di superare alcune distorsioni del sistema attuale, come l'esistenza dello sbarramento per chi non raggiunge la soglia, la penalizzazione a livello pensionistico dei lavoratori che hanno carriere discontinue, l'incidenza negativa dell'aumento della speranza di vita sul requisito di accesso al pensionamento non dipendente dall'età. L'Istituto riflette anche sullo sforzo organizzativo avviato per consentire l'erogazione delle prestazioni nei mesi più difficili della pandemia, con il 93% del personale in smart working, sottolineando l'incremento di produttività, la crescita della fiducia tra dirigenti e addetti, nonché l'opportunità per incrementare le competenze digitali del personale stesso.

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Soggetto emanante: INPS
Autore:
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Tipologia: Rapporti annuali
Parole chiave: politica sociale   politiche passive del lavoro   previdenza   digitalizzazione   ammortizzatori sociali   reddito di cittadinanza - rdc   fasce deboli   lavoro agile   disoccupazione   pensioni   povertà  

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